L’Abbazia


L’abbazia di Pomposa fu un centro fisico e spirituale di una comunità vasta e ben organizzata, dalla quale riusciva a distaccarsi e differenziarsi grazie al momento della meditazione imposto dalla clausura, ma con la quale riusciva a mantenere contatti e rapporti, mediante l’utilizzo di spazi ed edifici specificatamente dedicati alle funzioni di relazione con l’esterno.

Il modello di vita (che fu adottato anche a livello architettonico) e che risulta capace di far convivere in una unica realtà la funzione amministrativa, civile e religiosa, è il modello Benedettino. Questo modello concettuale e architettonico, tramanda e disciplina l’uso degli spazi, che sono pensati e disposti coerentemente con i tempi della vita conventuale.

In questo modello (che ritroviamo nella planimetria di Pomposa) la chiesa è simbolicamente orientata a est-ovest, a sud di essa si trova il chiostro (perno della vita monastica) sul quale si affacciano i locali orientati a seconda delle necessità funzionali, della rappresentatività e dell’utilità climatica. Un edificio adiacente alla chiesa ospita il capitolo dei frati e il dormitorio (al piano superiore). Più a sud un edificio si compone del refettorio e la cucina.

Questo è il nucleo fondamentale che si ripresenta in tutti i conventi benedettini, ai quali poi potevano essere aggiunti più chiostri e ambienti per svolgere altre funzioni. Da esempio, nel caso della realtà pomposiana, fu costruito un edificio nel quale venivano svolte le attività amministrative legate alla gestione dei territori limitrofi.

In accordo con il modello benedettino nel complesso pomposiano fu costruita a nord la chiesa di Santa Maria con accanto il campanile e il cimitero; fu creato a est di questa un edificio contenete il capitolo e l’attuale sala delle stilate; più a sud si trova invece uno stabile con il refettorio, il refettorio piccolo e la cucina; e ad ovest un edificio che chiude il chiostro e che ospitava gli ambienti destinati alla portineria, un porticato, e il Palazzo della Ragione.

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