Chiesa di Santa Maria


La chiesa di Santa Maria così come la vediamo oggi, è il risultato di sei fasi costruttive:l a prima fase va dal 751 al 874. Nel 874 la chiesa venne menzionata nella documentazione ufficiale. La seconda inizia nel 970 e termina nel 980 e vide l’aggiunta di un nartece con finestra a doppia bifora. Nella terza fase 980- 1010 il nartece fu assorbito nella costruzione di due nuove campate. Nella quarta fase che termina nel 1026 fu aggiunto l’atrio. Nel 1963 terminò la costruzione del campanile. La sesta ed ultima fase che coincide con l’anno 1150, vide la costruzione delle absidiole laterali e dell’abside centrale

interno della chiesa

La chiesa nella sua versione primitiva, era un edificio di medie dimensioni (circa 7 campate) suddiviso in 3 navate di cui quella centrale terminante con un abside poligonale all’esterno e semi circolare all’interno. I muri furono costruiti utilizzando mattoni di recupero e anche per gli arredi architettonici e liturgici si utilizzarono delle spoglie. Tra queste, particolare attenzione fu posta nel riutilizzo dei capitelli che, lungo l’asse principale della chiesa, furono posizionati ricercando una simmetria delle coppie. Nel formare le coppie si tenne conto sia dell’ordine, sia della cronologia che del materiale, vicino all’abside furono infatti posti i capitelli più raffinati ovvero due rari esemplari di capitello composito del tipo teodosiano

Durante il priorato di Guido degli Strambiati (1008-1046), furono poi apportare numerose modifiche: il vano interno della chiesa venne ampliato da due nuove campate che eliminarono il vano di accesso, a cui seguì la realizzazione del nuovo atrio progettato da Magister Mazulo (da notare l’epigrafe murata vicino il triforio d’accesso)e l’inserimento della cripta.

A questo periodo risale anche uno degli apporti decorativi più significativi, ovvero l’applicazione di ornamenti in cotto alle murature esterne dell’atrio. Tali ornamenti risultano essere in coerenza con il gusto artistico dell’epoca, diffuso in tutta l’area costiera adriatica e di cui si trovano tracce sia Ravenna che a Venezia. L’affermarsi di questo gusto, che possiamo definire medio-bizantino, viene da alcuni spiegato, ipotizzando la presenza di un capomastro orientale, ma più probabilmente è da ricondurre ad un cambiamento di stile legato ai mutamenti politici che seguirono il tra Ottone III e la principessa Teofano.

atrio chiesa

 

L’atrio ha forma architettonica elementare influenzata dal gusto bizantino; la muratura della facciata della chiesa è composta da due diverse strutture murarie: la prima collocata al di sotto della seconda fascia decorativa di tralcio, è composta da mattoni eterogenei e frammentati, accostati sommariamente con giunti di malta. La seconda è nella sommità e nella sezione al di sopra degli archi ed è posta in opera con filari regolari di mattoni di recupero di uguale altezza tra loro. La diversità delle due murature, viene motivata da un probabile crollo dell’atrio avvenuto intorno al 1300/1400 (probabilmente causato dalla pesante massa del campanile che comportò fin da subito crisi strutturali in tutta la chiesa) a cui seguì una veloce e sommaria ricostruzione.

Curioso è che diversamente da come ci appare oggi la facciata, le ghiere di mattoni giallo rossi che bordano gli archi e contornano le cornici erano originariamente assenti  e le formelle di cotto che compongono le fasce decorative di tralcio erano utilizzate in modo disordinato, ovvero ruotate di 90 gradi rispetto all’attuale posizione, ciò confermerebbe un adattamento frettoloso, forse fatto proprio durante la ricostruzione del 1400.

Il materiale preponderante è il cotto, impiegato nelle sue molteplici forme (mattoni, formelle, mattoni decorativi, bacini in ceramica ecc…) ma troviamo, anche se in quantità minori, materiali di maggior pregio quali pietre naturali e marmi. Questi li possiamo rintracciare sia in elementi appositamente lavorati, come i bassorilievi rappresentanti l’aquila, il pavone e il leone, che in elementi riutilizzati, come la lapide di Vidor, il busto che la sovrasta, e la croce sull’arcata centrale.

Le formelle antiche (alcune formelle infatti furono sostituite con formelle di restauro prodotte a stampo con argilla) presentano ancora i segni di punte scalpelli a riprova della lavorazione di tipo scultoreo e le tracce di colore ci confermano che un tempo dovevano essere state dipinte a freddo. Quindi, le superfici murarie, oggi caratterizzate da un profondo colore rosso, inizialmente si presentavano ricoperte da un intonaco a finto mattone o a finto marmo, decorato da bordi scolpiti e dipinti con vari colori, lucidi bacini di ceramica e colonne e capitelli di marmo.

Anche la planimetria della chiesa risulta essere diversa da quella originale, se prima avevamo gradini rettilinei che conducevano all’area absidale (ad indicare che la cripta era ancora in uso), una struttura con parete frontale a 3 navate che occupava la navata centrale e una scala d’accesso nulla navata sud, oggi troviamo dei muri che chiudono le navate laterali riducendole ad una sequenza irregolare di cappelle aperte sulla navata centrale. Questi muri, realizzati in un periodo tra il 1736 e 1802 servivano a far fronte al già accennato problema di stabilità provocato dalle azioni indotte dalla potente massa del campanile. Tutta l’evoluzione della struttura architettonica della chiesa si compone infatti di continui consolidamenti attraverso l’inserimento di setti murari con funzione di contrasto al crescente strapiombo.